RIAA: solo il 20% della musica pirata arriva dal file-sharing



 

La RIAA, l’associazione americana dell’industria discografica, è sempre più agguerrita nella lotta alla pirateria digitale. Solo negli ultimi mesi si è scagliata più volte contro The Pirate Bay, ha rimproverato Google per il suo troppo poco impegno nel contrastare i siti i siti contenenti link a file protetti da copyright ed ha annunciato la possibilità di poter perseguire legalmente, negli Stati Uniti, i pirati recidivi grazie al già ampiamente discusso piano Copyright Alerts. Eppure, secondo le statistiche in possesso della stessa RIAA, il file-sharing rappresenterebbe solo una minima parte del problema pirateria.

La RIAA si è ben guardata dal pubblicare i dati – fondamentali nel dibattito sulla lotta alla pirateria digitale – raccolti da NPD Digital Music Study. TorrentFreak è entrato in possesso di alcune slide che sono state presentate ad aprile in una conferenza tenuta dall’associazione per alcuni insider dell’industria discografica. E giusto ieri ne ha pubblicata una relativa al mercato musicale nel 2010 e nel 2011.

L’acquisizione di musica è legale, negli Stati Uniti, soltanto per il 35%, diviso in supporti fisici come CD (16%) e download legali (19%). Il restante 65% è costituito da acquisizioni illegali. Un po’ a sorpresa, però, si scopre che il P2P e i cyberlocker che RIAA ed MPAA si ostinano a voler abbattere costituiscono soltanto una minima parte del problema, poco meno del 20%.

Il vero problema, ben più difficile da risolvere, è rappresentato dal caro e vecchio passaggio di file tra amici e conoscenti. Il 46% della musica pirata viene trasferito da persona a persona, che sia tramite copia o rip da CD (27%) o direttamente dal trasferimento di file da hard disk ad hard disk (19%).

Il grafico, catalogato come “confidenziale” come se la RIAA volesse evitarne la divulgazione, mostra addirittura un calo tra il 2010 e il 2011 nel P2P e un leggero aumento per quel che riguarda i cyberlocker (dal 3% al 4% del totale). Anche ipotizzando un aumento nel 2012, il problema della pirateria digitale online rappresenta comunque una minima parte rispetto a quella offline.

Certo è che diffondere dati come questi minerebbe, e non poco, la credibilità di quest’associazione che spende gran parte delle sue forze per contrastare cyberlocker e piattaforme di file-sharing quando il grosso del problema risiede altrove. Questi dati sono relativi soltanto al mercato statunitense, che poi è quello preso di mira dalla RIAA.

L’associazione non ha ancora commentato questo leak, firmato TorrentFreak, ma state pur certi che qualche comunicazione ufficiale arriverà quanto prima, anche perché il sito ha già annunciato la pubblicazione imminenti di nuove slide.

Via | TorrentFreak

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