Cyber-attacco contro il sito che parlava degli scandali politici in Cina



Il sito di informazione cinese Boxun, che copre nella propria madrelingua le notizie che il regime vorrebbe censurare, è stato vittima di una serie di “attacchi trasversali”. Nel corso di pochi giorni, man mano che Boxun cercava disperatamente una casa ben due host sono stati aggrediti con DDoS e minacciati di peggio.

In un silenzio quasi glaciale la Cina si dibatte in uno scandalo politico interno cercando di mantenere il controllo di tutte le voci. Per cercare di riassumere, un ufficiale del Partito Comunista chiamato Bo Xilai è caduto in disgrazia, accusato di corruzione e addirittura di aver assassinato la propria moglie. Secondo Boxun, Bo Xilai si è trovato nell’acqua bollente per aver complottato con un altro importantissimo leader politico allo scopo di sabotare l’ascesa al potere del principale candidato alla presidenza, Xi Jinping. Stupisce poco quindi che le tattiche da bullo internazionale del governo cinese, utilizzate a tappeto per silenziare i dissidenti, abbiano subito un’improvvisa escalation.

Boxun fino a mercoledì era ospitato su Name.com, un servizio di hosting piuttosto famoso. Purtroppo per il sito di notizie, Name.com si è ritrovata vittima di un massiccio DDoS, uno dei peggiori della sua storia come ha detto il fondatore William Mushkin. L’host americano era stato minacciato due volte: la prima con una richiesta di oscurare Boxun, la seconda volta era stato proclamato che l’attacco sarebbe continuato, addirittura peggiorato, se il dominio di Boxun non fosse stato consegnato agli hacker.

Name.com ha deciso di mandare Boxun per la propria strada, forse non tenendo un comportamento eroico ma comunque aiutando il sito in ogni maniera a trasferirsi in fretta ed efficienza su un altro registrar, enom.com. Lì Boxun è durato solo circa 36 ore, perchè gli è stato notificato venerdì che si sarebbe dovuto trasferire immediatamente. Anche enom.com era stato attaccato. Boxun ora si trova su un terzo servizio, 1and1.com.

In queste settimane la pressione della censura ufficiale in Cina ha fatto chiudere in patria più di dodici siti, ha indotto all’arresto di sei persone e fatto sospendere la funzione dei commenti da due servizi di microblogging. I siti come Boxun cercano di spiegare ai cinesi la situazione del proprio stato dal di fuori, ma sono raggiungibili solo con proxy e sono in costante pericolo di atti di guerra informatica. Anche il sito della setta Falun Gong, violentemente repressa dal regime, è stato oscurato da un DDoS in questi giorni.

Dal canto proprio gli ufficiali cinesi come al solito fanno finta di nulla, dicendo di non essere coinvolti, anzi, di lottare ogni giorno contro la piaga della criminalità informatica. Tutti sanno benissimo che Pechino ha al suo soldo una schiera di pirati informatici che paga in modo ufficioso per spiare ed aggredire avversari ed oppositori.

Foto | Flickr

Via | Washington Post

Cyber-attacco contro il sito che parlava degli scandali politici in Cina é stato pubblicato su Downloadblog.it

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