ODDNS: una soluzione contro la censura, dalla Francia, grazie a BIND



Internet Systems Consortium (ISC)Open and Distributed DNS (ODDNS) è una nuova risorsa per la risoluzione dei nomi a dominio ideata da un programmatore francese, per aggirare la censura dei siti. È basata su BIND, un prodotto open source, e scritta in PHP: compatibile con tutti i sistemi operativi, richiede delle competenze avanzate e predilige l’utilizzo di Linux.

Indubbiamente, dal punto di vista tecnico una soluzione del genere è limitata a quanti conoscono bene l’amministrazione delle reti. ODDNS ha un lato-server, dedicato alla propagazione del Domain Name System (DNS), e un lato-client per la risoluzione degli indirizzi: l’installazione di base del sistema li dovrebbe prevedere entrambi.

Se il meccanismo di funzionamento è complesso e la piattaforma in sé non è del tutto originale, ODDNS è comunque un’intuizione che potrebbe avere delle conseguenze “rivoluzionarie”. Il presupposto è sottrarre la gestione dei DNS ai provider, restituendone l’amministrazione agli utenti: il sistema potrebbe creare una rete anarchica.

Cercando di semplificare al massimo la funzione dei DNS, potremmo paragonare il sistema a un archivio d’indirizzi: i domini che utilizziamo durante la navigazione sono degli alias, che reindirizzano a una certa destinazione. Controllare il redirect significa avere il controllo delle informazioni trasmesse dalla propria connessione.

In passato, abbiamo accennato all’intenzione di Google e OpenDNS d’allegare i dati sul posizionamento geografico alla propagazione dei DNS: una soluzione che, con l’alibi di rendere più veloce il raggiungimento degli indirizzi, esporrebbe ulteriori informazioni personali ai provider. È, insomma, un tracciamento dei dati legalizzato.

L’utilizzo di ODDNS eviterebbe il passaggio dai provider e, conseguentemente, la trasmissione di informazioni sensibili. L’archivio degli indirizzi associati ai nomi a dominio risiederebbe sulla propria macchina: un meccanismo chiamato caching, adottato da individui e organizzazioni per ridurre i tempi di latenza dei siti internet.

Adottando ODDNS, la censura istituzionale dei nomi a dominio di The Pirate Bay, ecc. non avrebbe effetti sulla navigazione: gli indirizzi inibiti dai provider resterebbero nella propria cache e i siti sarebbero comunque raggiungibili. Sarebbe una doppia “libertà” dal tracciamento delle aziende e dalla censura di Stato. Non è tutto.

Prima ho utilizzato l’aggettivo «anarchica» — per identificare la rete alla quale ODDNS potrebbe portare. Il termine non è inappropriato, perché una caratteristica del sistema è la possibilità d’auto-attribuirsi la proprietà dei nomi a dominio. Uscendo dal circuito ufficiale, chiunque potrebbe associare un indirizzo al proprio sito.

L’assegnazione degli indirizzi e dei nomi a dominio è controllata dall’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) in collaborazione con le strutture di varie aree geografiche. Per l’Europa, la Réseaux IP Européens Network Coordination Centre (RIPE NCC). Una rete basata su ODDNS non le prenderebbe in considerazione.

Perciò, chiunque potrebbe indirizzare – attraverso l’utilizzo di ODDNS – a un sito riconosciuto dall’alias facebook.com, che non sarebbe necessariamente il social network di Mark Zuckerberg. Lo stesso espediente utilizzato dagli hacker per compromettere i certificati del protocollo HTTPS e reindirizzare gli utenti ai propri server.

Se, da un lato, ODDNS restituirebbe agli utenti la gestione dei dati personali e la navigazione dei siti censurati… dall’altro una rete non presidiata dalle organizzazioni internazionali si baserebbe sulla buona fede dei “nodi”. Non esistendo vincoli o controlli, nessuno potrebbe garantire la veridicità delle informazioni provviste.

Benché affascinante, pionieristico e anarcoide, un circuito basato su ODDNS rischierebbe di provocare più danni di quanti prometta d’evitarne. L’unica soluzione efficace è la realizzazione del proprio server per il caching dei DNS, sempre utilizzando BIND, estraneo a soluzioni come ODDNS. Una pratica accessibile a chi se n’intende.

Via | TorrentFreak

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