L’hacking dei presidi medici, per i programmatori, potrebbe uccidere



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L’hacking può uccidere, se l’obiettivo dell’attacco è un presidio medico. Barnaby Jack, ricercatore di McAfee, ha scoperto che un diffuso erogatore d’insulina può essere manomesso via radio e compromettere la terapia inducendo alla morte. Basterebbe un semplice hijacking della connessione: il pericolo sarebbe tutt’altro che remoto.

La scoperta è stata riportata dalla BBC in un breve dossier su quei rischi per la salute che derivano dall’impiego dell’informatica nei presidi medici. Avevo già affrontato quest’argomento in settembre, quando Karen Sandler – presidente di The GNOME Foundationera intervenuta all’OSCON 2011, sui pericoli del software proprietario.

La Sandler, avvocato e programmatore, è affetta da una malformazione cardiaca congenita che richiede l’impianto di un defibrillatore interno. L’utilizzo di software proprietario limita l’identificazione dei bug dei dispositivi che, nella circostanza, possono causare la morte del paziente. Il problema sarebbe addirittura più esteso.

Coinvolta personalmente, la Sandler combatte la propria battaglia contro le società che producono defibrillatori interni dal 2008: quand’era a capo del Software Freedom Law Center. La scoperta di Jack per McAfee avvalora le tesi della Sandler ed è supportata pure da Kevin Fu, un professore della University of Massachusetts Amherst.

Fu, ad esempio, sostiene che i produttori non effettuino correttamente i controlli previsti per la sicurezza dei presidi. Controllati in modo approssimativo, questi potrebbero presentare dei malfunzionamenti e causare la morte del paziente. La vita dei malati, insomma, dipende dalla qualità del software utilizzato per i dispositivi.

Nessuno degli esperti, intervistati dalla BBC, mette in discussione l’impiego dell’informatica in medicina. Tuttavia, la situazione aggrava il problema dei brevetti sui farmaci: il software proprietario nei presidi medici ha delle ragioni esclusivamente economiche, per le multinazionali. Per i pazienti, invece, il pericolo è reale.

Fotografia | Buzzle

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